Proposte & Proteste

Berlino Magazine senza fondi: un’occasione persa per premiare il merito?

Sono settimane nelle quali si parla molto di finanziamento pubblico all’editoria. Se abolirlo, se riformarlo, di come farlo funzionare al meglio, di come evitare lo spreco di risorse pubbliche e di come allo stesso tempo proteggere la garanzia del pluralismo, l’idea di servizio collettivo e la qualità dell’informazione. Forse ciò che manca al confronto è sottolineare come un giornale di qualsiasi tipo e l’editoria stessa siano innanzitutto aziende e settori imprenditoriali. Di certo atipici, particolari, ma spesso talmente mitizzati e strumentalizzati al punto da farci scordare del tutto la loro natura imprenditoriale. Se c’è un’azienda che funziona, che dà occupazione e che offre un servizio di qualità riconosciuto – sul come certificarne la solidità e il valore si può discutere visto che non sono mancati storture e abusi – forse il finanziamento pubblico e il relativo sostegno economico possono avere un senso e non essere considerati sempre e comunque a priori uno spreco. Ma per parlarne in questi termini, più neutri, serve uno sforzo.

Il giornale online gratuito Berlino Magazine diretto e fondato da Andrea D’Addio, un giornalista italiano di 36 anni che vive a Berlino, ha provato di recente a ottenere i contributi relativi alle imprese editrici di periodici diffusi all’estero. Eppure nonostante il servizio prestato alla comunità italiana in Germania, un riconoscimento non autoproclamato ma arrivato soprattutto da soggetti istituzionali come l’Ambasciata italiana e il Comites, la sua testata non è riuscita a ottenere i contributi pubblici per il 2017 (l’anno prossimo la normativa di riferimento cambierà ancora).

Spiegare la sua storia ci è sembrato un buon contributo al dibattito sullo scopo del finanziamento pubblico, sulla questione giovanile nel giornalismo e sull’imprenditoria italiana all’estero.

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Andrea, raccontaci cos’è Berlino Magazine…

Berlino Magazine è un giornale online che fa parte di una società tedesca di cui sono unico socio. Abbiamo 4 dipendenti e un bacino di circa 220 mila utenti unici al mese. Il giornale esiste dal 2010 e il suo focus è raccontare Berlino e la Germania sia per gli italiani residenti in Germania che per gli italiani che vogliono avere informazioni sulla Germania stando in Italia.

Che tipo di servizio informativo offrite?

Sappiamo che è importante per le ambasciate arrivare alle comunità italiane sul territorio. Una lingua diversa crea una barriera mentre è importante che le informazioni circolino sia che si tratti di cittadini italiani che devono sapere come votare o che si tratti di avere informazioni su come funziona la tessera sanitaria – visto che in Germania la sanità è semi-privata. Avere dei media che fanno da tramite tra l’istituzione e i cittadini in un contesto come questo è fondamentale.

Perché avete pensato di chiedere i contributi per l’editoria all’estero?

Dall’Ambasciata italiana ci hanno fatto presente che da quest’anno il Governo avrebbe dato maggiore attenzione ai media anche online con base all’estero in lingua italiana nell’assegnazione dei contributi italiani all’editoria italiana all’estero. Per il nostro lavoro sul sito e per altre iniziative che facciamo siamo spessi coinvolti dall’Ambasciata e dall’Istituto italiano di cultura in numerose iniziative e l’anno scorso ho ricevuto il premio italiano dell’anno 2017 dal Comites. Questo per dire che il sito è riconosciuto da soggetti esterni istituzionali sia come strumento utile alla comunità italiana sul posto che come strumento utile alle istituzioni italiane per far arrivare e divulgare info utili di eventi, di burocrazia e di comunicazione. Nell’iter della domanda siamo stati segnalati positivamente sia dal Comites che dall’Ambasciata italiana.

Rientravate quindi nell’ambito di applicazione della legge dove leggo:

“contributi a favore di periodici italiani pubblicati all’estero da almeno tre anni e di pubblicazioni con periodicità almeno trimestrale edite in Italia e diffuse prevalentemente all’estero da almeno tre anni, anche tramite abbonamenti a titolo oneroso per le pubblicazioni on line “

e nei destinatari perché:

“La misura dei contributi per le pubblicazioni di cui al comma 1 è determinata tenendo conto della loro diffusione presso le comunità italiane all’estero, del loro apporto alla diffusione della lingua e della cultura italiane, del loro contributo alla promozione del sistema Italia all’estero, della loro consistenza informativa”. 

Sì. Essendo iscritto al sindacato dei giornalisti tedeschi, e in Germania da dieci anni, il nostro giornale è un giornale tedesco e per questo rientravamo perfettamente nei requisiti. Perché per essere media all’estero devi essere promotore di cultura italiana in lingua italiana con basi all’estero. Adeguarsi alla norma pensata per la carta stampata ha significato per noi stampare tutti gli articoli usciti l’anno scorso, circa 800. L’Ambasciata ci aveva dato una sorta di schema di come erano stati ripartiti i fondi degli anni passati e confrontandoli con la nostre letture, noi saremmo dovuti essere tra i primi destinatari e di molto. Il sito guadagna di suo; il finanziamento era una cosa in più che ci avrebbe fatto comodo. Io per esempio vedo il primo stipendio questo mese dopo tre anni, ma se c’è un fondo di cui possiamo essere meritevoli perché non sfruttare l’opportunità?

Poi cosa è successo?

Qualche giorno fa ci ha contattato il direttore dell’altro sito (Il Mitte) coinvolto come noi nella domanda, dicendo che era arrivata una pec in cui si diceva che la loro testata non era stata ammessa alla discussione, una sorta di preselezione, perché era online e allo stesso tempo completamente gratuita. Noi non abbiamo ricevuto nulla. A distanza di tre giorni c’è stata la riunione del Consiglio dei Ministri e ci hanno informato da un nostro contatto che effettivamente è stato fatto presente che l‘anche’ presente nella legge non significa ‘anche se’ come vorrebbe l’italiano, ma è diventato un avverbio di esclusività e quindi inteso con ‘solo’ se a titolo oneroso.

Quindi siete stati esclusi perché siete gratuiti?

Paradossalmente noi che siamo gratuiti e che ci riusciamo a sostenere da soli poi veniamo penalizzati perché non abbiamo contributi a pagamento. È una contraddizione. Allora si poteva scrivere la legge in maniera diversa. Il consigliere De Vita si è battuto per l’applicazione della legge più vicina a quanto scritto ma non c’è stato nulla da fare. C’è stata una discussione nella riunione ed è stato deciso di interpretare in quella maniera la legge.

Avete altre notizie sui destinatari dei fondi?

Non abbiamo ancora una comunicazione ufficiale ma l’unica pubblicazione online che pare abbia ricevuto dei finanziamenti è un sito con base in Inghilterra di videoblog che vende abbonamenti a una cifra simbolica con dieci iscritti. Non so per quale ragione si è avvantaggiato un altro soggetto con questi requisiti negando dei fondi che sono utili per italiani all’estero, persone che votano, che pagano a volte le tasse in Italia nella scelta di interpretare una legge in maniera anomala. Non ho informazioni sul perché questa scelta sia stata orientata in questo modo e aspetteremo di capire a chi sono andati i fondi. Posso solo ipotizzare che forse la logica è dettata dal volere limitare le risorse trovando così un appiglio per restringere i soggetti. Tra l’altro si può dire che esiste anche un profilo di confusione istituzionale in questa vicenda perché noi siamo stati contattati dall’Ambasciata italiana che a sua volta era stata sollecitata dal vecchio Governo a marzo scorso nel segnalare le realtà virtuose di informazione con base all’estero che meritavano a loro avviso un finanziamento. Ci siamo candidati su questa base e l’Ambasciata ha speso molte ore di lavoro per aiutarci a presentare al meglio la domanda. Poi sembra che questo lavoro sia passato un po’ in secondo piano nonostante le decisioni precedenti e in una non continuità con l’intero percorso.

 

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